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S.A. Terrevive - Bergianti Steve 2022

S.A. Terrevive - Bergianti Steve 2022

€22,00 EUR
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Storia dell’azienda

Gianluca Bergianti è l’anima dell’azienda Terrevive, realtà agricola biodinamica fondata nel 2008 a Gargallo di Carpi, nella pianura modenese . L’azienda nasce con 16 ettari di terreno, di cui circa 10 vitati, nelle terre tradizionali del Lambrusco . Gianluca, originario della zona, dopo studi e esperienze lavorative, decise di recuperare la vocazione agricola familiare puntando su metodi naturali e su un’idea di azienda agricola polifunzionale: Terrevive infatti non è solo vigneto, ma anche orto, frutteto, allevamento di animali da cortile e fattoria didattica . Questo approccio olistico riprende il modello delle vecchie cascine emiliane, integrandolo con i principi della biodinamica. In poco tempo i
vini di Bergianti – in particolare i Lambrusco rifermentati in bottiglia – hanno iniziato a farsi notare tra gli appassionati di vini naturali, dapprima in Emilia e poi anche all’estero. Un momento di svolta è stato il 2014, quando Gianluca ha presentato il suo Lambrusco ancestrale fuori dai confini regionali, riscontrando grande interesse per uno stile di Lambrusco diverso dall’industriale. Nel 2018 l’azienda ha avviato collaborazioni con distributori internazionali di nicchia, consolidando la presenza sui mercati esteri (Giappone, Nord Europa, USA). Oggi Vini Bergianti – come vengono chiamati i vini di Terrevive – rappresenta un punto di riferimento per la rinascita del Lambrusco artigianale. Gianluca continua a gestire l’azienda a conduzione familiare insieme alla moglie e a un piccolo team, mantenendo la produzione volutamente limitata a poche decine di migliaia di bottiglie, per garantire alta qualità e coerenza con i metodi naturali.

Filosofia produttiva


La filosofia produttiva di Gianluca Bergianti si fonda sui princìpi della biodinamica e della sostenibilità ambientale. Fin dall’inizio (2008) Terrevive segue rigorosamente il metodo biodinamico, con pratiche come il sovescio, i preparati biodinamici e il rispetto del calendario lunare. L’azienda è certificata biologica e applica i dettami Demeter in vigna. Uno dei pilastri è la creazione di un organismo agricolo completo: oltre alla vite si coltivano ortaggi, cereali, frutta e si allevano animali (oche, pecore) che contribuiscono con il loro concime e mantenendo l’erba bassa . Questa policoltura arricchisce la
biodiversità aziendale e riduce la necessità di input esterni. Bergianti crede nell’equilibrio naturale: nei vigneti non usa diserbanti né pesticidi chimici, solo trattamenti a base di rame e zolfo in dosi omeopatiche (e cerca di evitarli del tutto nelle annate favorevoli). Le lavorazioni del terreno sono minime: filari inerbiti e arature leggere, con semina di leguminose a fine vendemmia per il sovescio primaverile che arricchisce il suolo . Tutta la gestione è manuale, dalla potatura alla raccolta, perché la mano dell’uomo possa seguire la vite nel suo ciclo naturale . In cantina la filosofia è “zero intervento”: fermentazioni spontanee senza lieviti selezionati, nessuna chiarifica né filtrazione, niente aggiunta di solfiti (se non in dose simbolica all’imbottigliamento di alcuni vini). Particolarità dei vini
Bergianti è la rifermentazione in bottiglia secondo il metodo ancestrale: Gianluca rifiuta l’uso dell’autoclave (metodo Charmat) tipico dei Lambrusco industriali, preferendo provocare la presa di spuma in bottiglia aggiungendo un mosto dolce della stessa annata prima dell’imbottigliamento. Questa scelta è talmente identitaria che uno dei vini si chiama provocatoriamente “No Autoclave”.
La rifermentazione naturale e l’assenza di filtrazioni fanno sì che i vini possano presentarsi velati o con sedimento, e con pressione spesso più delicata rispetto ai lambruschi convenzionali, ma con “bolle vive” e integrate.

Bergianti vinifica separatamente le uve di diverse parcelle per valorizzarne le peculiarità, intervenendo il meno possibile: il suo ruolo, dice, è di “accompagnare l’uva a diventare vino” senza forzature. Questa filosofia produttiva, unita all’entusiasmo per le potenzialità del terroir emiliano, rende i vini di Bergianti espressioni genuine e rivoluzionarie in un panorama – quello del Lambrusco – spesso dominato dalla standardizzazione.

Vitigni coltivati

L’azienda è situata nella patria del Lambrusco, e infatti i vitigni coltivati sono in gran parte varietà tradizionali di Lambrusco. In particolare Gianluca Bergianti lavora con: Lambrusco di Sorbara – uva a buccia rossa chiara, che dà vini rosati di spiccata acidità e finezza; Lambrusco Salamino di Santa Croce – così chiamato per la forma allungata del grappolo, che apporta colore e frutto; e Lambrusco Grasparossa (presente in piccola parte in alcuni vigneti), dalla buccia scura e tannica che dona struttura. Oltre a queste, coltiva antiche varietà minori spesso incluse storicamente nei lambruschi contadini: ad esempio l’Ancellotta, uva tintoria ricchissima di colore (presente nel uvaggio del vino
“Stiolorosso”); il Lambrusco Oliva, rara sottovarietà locale dal nome curioso, e forse qualche filare di Trebbiano Modenese (un’uva bianca tradizionalmente usata nei tagli). Va sottolineato che nei campi di Terrevive la vigna convive con altre colture: tra i filari di lambrusco crescono erbe spontanee e fiori, nei dintorni ci sono alberi da frutta e ortaggi. Questa promiscuità agricola fa sì che anche varietà di uva differenti possano coesistere: ad esempio, per alcuni vini Gianluca utilizza un piccolo saldo di uve bianche aromatiche locali (come Malbo Gentile bianco o altri vecchi vitigni ritrovati) per dare complessità. Il focus però rimane il Lambrusco in purezza: Bergianti crede nelle potenzialità di questa famiglia di vitigni, spesso sottovalutati. Tutte le viti sono allevate a cordone speronato basso o Guyot tradizionale, su suoli sabbiosi e limosi tipici della bassa pianura, dove il lambrusco da sempre prospera.

 Le rese sono contenute rispetto alla media di zona (Gianluca pratica potature corte e diradamenti se necessari) per concentrare aromi e acidità. Vendemmia manuale in cassette, con raccolta scalare per ogni varietà al punto ottimale: spesso il Sorbara, più precoce, viene raccolto leggermente anticipato per preservarne l’acidità vibrante, mentre Salamino e Grasparossa più tardi per ottenere maturità fenolica.
Questa cura nella gestione delle diverse uve consente a Bergianti di creare cuvée equilibrate senza bisogno di correttivi esterni

Zone di produzione


Mappa delle denominazioni del Lambrusco in Emilia: la provincia di Modena (al centro) è la culla di Lambrusco di Sorbara, Salamino di Santa Croce e Grasparossa. Gargallo di Carpi si trova nell’area settentrionale modenese.
Terrevive si trova in Emilia-Romagna, nella parte nord della provincia di Modena, precisamente a Gargallo di Carpi, in pianura. Questa zona fa parte del comprensorio storico di produzione del Lambrusco di Modena, terra di vini frizzanti rossi serviti tradizionalmente nelle trattorie emiliane. Le vigne di Bergianti rientrano principalmente nelle denominazioni Lambrusco di Sorbara DOC e Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC, due delle principali DOC del Lambrusco Modenese (entrambe ricadono in parte nel territorio comunale di Carpi). La mappa sopra illustra le aree: Sorbara a nord-est di Modena lungo il fiume Secchia, Salamino di Santa Croce a nord-ovest verso Carpi, e più a
sud il Grasparossa sulle colline. I vigneti di Terrevive sono proprio nel “triangolo” tra Carpi, Soliera e Novi, pianeggiante ma ricco di acque (canali d’irrigazione, antichi paleoalvei) e caratterizzato da terreni alluvionali sabbiosi-limosi poveri di argilla. Questo suolo leggero conferisce ai Lambrusco di quest’area grande aromaticità e finezza. Il clima è continentale-padano: inverni freddi e nebbiosi, estati calde e afose, con buona escursione termica in settembre che favorisce la sintesi di profumi e mantiene l’acidità. Bergianti, pur seguendo i disciplinari delle DOC per vitigni e zona, spesso esce con classificazioni più generiche (come “Lambrusco dell’Emilia” IGP) al fine di avere maggiore libertà nelle tecniche di produzione ancestrali. Ad esempio, alcuni suoi vini frizzanti rifermentati non rientrano nei
parametri delle DOC Lambrusco (che storicamente prevedevano rifermentazione in autoclave): Gianluca li commercializza allora come IGP, rivendicando però con orgoglio la provenienza “Modena”. D’altronde, la sua cantina vuole restituire dignità al Lambrusco contadino di queste zone: la Pianura Modenese, troppo a lungo associata a vini di massa dolciastri, grazie a produttori come Bergianti sta riscoprendo la
propria vocazione a vini secchi, territoriali e autentici.

Vini più rappresentativi


I vini di Gianluca Bergianti sono principalmente Lambrusco rifermentati in bottiglia, ognuno con una sua identità legata a vitigno e vigna. Tra i più rappresentativi c’è “San Vincent”, un rosato frizzante ottenuto al 100% da Lambrusco di Sorbara. Il nome e lo stile sono una dedica: durante un viaggio studio in Champagne, Gianluca scoprì che il suo Sorbara in rosa aveva sorprendente somiglianza aromatica con certi rosé da Pinot Meunier. “San Vincent” richiama la festa di San Vincenzo (22 gennaio, patrono dei vignaioli) che ricorreva durante quel viaggio, ed esprime un Lambrusco di Sorbara
fine come uno spumante metodo classico, con note di melograno, rosa e una salinità minerale distintiva. Un altro vino simbolo è il già citato “No Autoclave”, Lambrusco rosso frizzante secco: nasce da un blend di lambruschi (prevalenza Salamino e Sorbara) rifermentato naturalmente in bottiglia. È un Lambrusco dal colore rubino leggero, con spuma vivace ma non aggressiva, profumi di viola, frutti di bosco e un gusto asciutto, agile, lontanissimo dai lambruschi dolci commerciali. “PerFranco” è un’altra
etichetta peculiare: un Lambrusco rosso dedicato a un amico enologo scomparso (o, secondo altri, un gioco di parole “per Franco” a omaggiare il vino franco da lieviti indigeni). Ha struttura più importante, tannino e complessità, spesso ottenuto da un singolo vigneto di Salamino vecchio clone. “Stiolorosso” invece è un progetto speciale: è il Lambrusco di un vecchio contadino, Gabriele Ronzoni di Stiolo, che Gianluca ha preso in gestione dopo la sua morte, per preservarne la tradizione . Lo Stiolorosso è un rifermentato rosso ottenuto da tre antiche varietà locali (Lambrusco Ancellotta, Oliva e Sorbara) provenienti da vigne di oltre 60 anni . È un vino rustico e affascinante, di colore più scuro, profondo e terroso, che rappresenta il legame col passato della viticoltura reggiana-modense. Completano la gamma un Lambrusco bianco frizzante (ottenuto vinificando in bianco uve Sorbara per un frizzante insolito, agrumato e floreale) e piccole produzioni sperimentali come un ancestrale di Trebbiano rifermentato con metodo pet-nat. Tutti i vini di Bergianti sono rigorosamente secchi o di appena percettibile residuo zuccherino, per valorizzare l’acidità e la bevibilità. Va sottolineato che queste bottiglie spesso presentano fondo di lieviti (sono “sur lie”) e possono intorbidirsi: Gianluca suggerisce di non scuoterle prima dell’apertura per servire un vino limpido, oppure di “agitarle con convinzione” per rimettere in sospensione il deposito e gustare il vino in stile contadino. È parte del gioco e del fascino di questi Lambrusco naturali, finalmente ambasciatori genuini del loro territorio.

Premi o riconoscimenti rilevanti


Essendo una realtà di nicchia, Bergianti non colleziona i classici punteggi delle guide blasonate, tuttavia ha ricevuto riconoscimenti significativi nel circuito dei vini naturali e oltre. La guida Slow Wine ha inserito Terrevive nelle cantine recensite, assegnando più volte il riconoscimento di Vino Slow ai suoi Lambrusco (indicando cioè vini che uniscono qualità organolettica e valore territoriale). Ad esempio, il San Vincent 2016 è stato segnalato come Vino Slow per la sua originalità nel panorama dei frizzanti rosati emiliani. In Francia, la rivista Le Rouge et le Blanc (autorevole nel campo dei vini naturali) ha dedicato un articolo entusiasta ai Lambrusco di Bergianti, contribuendo a farli conoscere agli appassionati oltralpe. Gianluca è stato inoltre invitato come ospite a eventi come Vini di Vignaioli a Fornovo e al RAW Wine di Londra, fiere internazionali di riferimento per il vino naturale, ricevendo apprezzamenti dal pubblico e dalla critica indipendente. Nel 2020 la guida Vinibuoni d’Italia (Touring Club) ha assegnato la Corona – massimo riconoscimento – al Lambrusco “PerFranco” 2018, indicandolo come uno dei migliori vini frizzanti dell’anno per tipicità ed emozione. Anche la stampa locale ha
elogiato Bergianti: il quotidiano Gazzetta di Modena lo ha definito “il custode del Lambrusco ancestrale”.
Sebbene non ancora premiato da guide generaliste come Gambero Rosso (che raramente  includono lambruschi artigianali), l’attenzione attorno a Terrevive è in costante crescita: nel 2023 Forbes Italia ha citato Gianluca Bergianti tra i “5 vignaioli emergenti da tenere d’occhio” nel movimento dei vini naturali italiani. Questo indica come il suo lavoro stia gradualmente ottenendo il meritato riconoscimento anche al di fuori della cerchia degli specialisti.

Curiosità 


La storia di Gianluca Bergianti è quella di un giovane agricoltore che, armato di idealismo, ha rivoluzionato uno stile di vino. Un aneddoto curioso riguarda la genesi del vino San Vincent: durante il viaggio in Champagne che ispirò quel rosato, Gianluca fece assaggiare il suo Lambrusco di Sorbara a una produttrice di Champagne scettica. Incredibilmente, dovette ammettere che aveva profumi simili a un rosé d’Oltralpe . Questa sorpresa transalpina fu per Gianluca la conferma che il suo territorio poteva ambire alla qualità, e il nome San Vincent celebra proprio il patrono dei vignaioli francesi che “benedice” un Lambrusco emiliano! Un’altra curiosità: Bergianti ha chiamato un suo vino “VB” come
Vino Bianco o, scherzosamente, Vino Balsamico, perché ottenuto da uve Trebbiano, le stesse utilizzate per l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. È un tributo alle tradizioni locali: in effetti Gianluca produce anche un po’ di aceto balsamico familiare, secondo usanza contadina. L’etichetta No Autoclave è diventata un piccolo slogan tra gli appassionati: esprime in modo diretto la filosofia di rifiuto della produzione industriale (dove l’autoclave è simbolo di spumantizzazione accelerata) a favore della via
artigianale. Bergianti è noto anche per l’impegno sociale: la sua fattoria è aperta a visite didattiche, ospita bambini delle scuole per avvicinarli alla campagna e collabora con associazioni per l’inclusione di persone con disabilità nel lavoro agricolo. Questo lato “etico” completa il quadro di un produttore fortemente legato ai valori della terra. Infine, va citato che Gianluca è un fervente sostenitore del Lambrusco naturale in tutte le sedi: lo si vede spesso versare i suoi vini in fiere accanto a bottiglie di piccoli colleghi, promuovendo non solo se stesso ma l’intero movimento dei lambruschi artigianali. La
sua passione e il suo sorriso mentre spiega in dialetto ai clienti come “al mè lambròsch l’è fat cme na vólt” (il mio lambrusco è fatto come una volta) sono elementi distintivi che restano impressi a chi lo incontra, e rendono i suoi vini ancora più comunicativi e “umani”.

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